Ogni situazione di cambiamento porta con sé delle conseguenze di varia natura.

I cambiamenti che dipendono dalla nostra precisa volontà sono probabilmente accettati con più serenità e con meno ripercussioni.

Quelli che invece sono frutto di forze esterne necessitano di una maggiore consapevolezza per essere pienamente accolti ed elaborati.

Nel caso specifico, ci riferiamo al cambio di stagione tra inverno e primavera: una transizione lenta e veloce al tempo stesso che lascia una grossa percentuale della popolazione italiana – si parla di circa l’80% – vittima di alcuni sintomi psicofisici blandi ma riconoscibili. Risultano colpiti soprattutto i giovani tra i 18 e i 24 anni e in particolar modo il sesso femminile.
La sintomatologia prevede tendenzialmente sonnolenza, fiacchezza e malumore.

Nonostante l’arrivo della primavera comporti un aumento delle ore di luce, il rialzo delle temperature e la fioritura delle piante, per molti di noi è difficile attraversare questa fase senza piccole scosse di assestamento. Soprattutto se siamo particolarmente suscettibili dal punto di vista emotivo.

In questo senso, uno dei sintomi maggiormente legati all’arrivo della stagione mite è una fluttuazione più accentuata dell’umore.

È risaputo in effetti che chi soffre di disturbi legati all’umore è soggetto a variazioni di questo tipo proprio durante le transizioni stagionali.

Ovviamente, per la maggioranza di noi, sono oscillazioni leggere che possono al massimo generare una sottile malinconia che si risolve nel giro di qualche giorno.

Il motivo principale di questi cambiamenti pare sia l’aumento delle ore di luce che si traduce in una modifica dell’assetto ormonale.

 

Un altro fenomeno che viviamo quando i fiori ricominciano a comparire sugli alberi è una sensazione di sonnolenza e di calo di energie fisiche.

La moderata insonnia che si può accusare in questa fase dell’anno è in parte responsabile della spossatezza che, come accennato, coinvolge tante persone quando ci si avvicina al mese di marzo.
Potenzialmente responsabili della fiacchezza primaverile sono anche le classiche patologie invernali e il conseguente trattamento antibiotico a cui magari ci siamo sottoposti.
Potrebbe essere sicuramente d’aiuto un supporto a base di probiotici, anche se nei mesi freddi non abbiamo assunto farmaci contro infezioni batteriche.

Comunque sia è tutto nella norma, e la cosa migliore che possiamo fare è accettare questi cambiamenti senza timore e senza cercare ossessivamente di ostacolarli.

La parola d’ordine è accogliere; bisogna comprendere che più siamo vivi più avvertiamo le mutazioni che ci coinvolgono.

Accettazione ovviamente non deve significare abbandono e passività. 

Abbiamo la possibilità di contrastare dolcemente la piccola deriva che ci accompagna nelle prime giornate calde con qualche accorgimento legato alle nostre abitudini quotidiane, ovvero la dieta e il movimento fisico.

Quanto al movimento fisico in questi giorni è possibile mantenere, o iniziare, questa buona abitudine a casa propria. Bastano un tappetino steso in salotto, o sul proprio balcone durante le belle giornate, e qualche esercizio a corpo libero per mantenerci in forma.

Anche l’alimentazione può costituire un supporto decisivo in una fase delicata come quella di cui stiamo parlando.

La colazione e gli spuntini che facciamo tra i pasti possono finalmente arricchirsi della frutta di stagione.

Ciliegie, albicocche, fragole e prugne sono solo alcuni dei frutti che troviamo in primavera, accompagnati da un lungo elenco di verdure che dovrebbero sempre essere parte dei pasti principali.

Una menzione speciale merita un alimento come l’oliva taggiasca Madama Oliva che garantisce un apporto ottimale di grassi buoni. È il condimento perfetto per insalate, primi, secondi e perché no, anche qualche spuntino!

 

Dobbiamo quindi progressivamente risvegliare i nostri sensi come ci insegna la primavera e imparare a vivere in armonia col ciclo delle stagioni.