Il dono di Atena
e altre storie che legano l’olivo al divino
L’olivo non è mai stato un semplice albero, ma un ponte tra l’umano e il divino. Fin dall’inizio, per le prime civiltà, ha nutrito non solo i corpi, ma anche l’anima, e il suo frutto è diventato simbolo di saggezza, sapienza, purezza, abbondanza e prosperità. Questo collegamento tra il fisico e il metafisico è stato costruito nel tempo attraverso il mito e la leggenda, usando decide di storie, e decine delle loro varianti regionali. Accanto quindi al mito più famoso di tutti, quello sulla sua nascita, che narra della sfida tra Poseidone ed Atena, ve ne sono altri, che possono essere suddivisi in quattro gruppi:
- La mitologia classica greca e romana, che narra in prevalenza della creazione della pianta. Un esempio è proprio la storia sopra citata, oppure il mito della clava di Ercole o quello del letto di Ulisse.
- Il folklore contadino, con le storie nate per spiegare le caratteristiche fisiche della pianta, come perché il tronco è contorto, perché le foglie sembrino argentate, o perché alcune varietà producono olive bianche.
- La religione. Il cristianesimo, l’ebraismo e l’islam hanno assorbito i precedenti culti pagani, generando una moltitudine di racconti. In Italia e in Grecia, quasi ogni regione ha la propria leggenda su un santo o sulla Madonna che trova rifugio, compie un miracolo o lascia un segno del proprio passaggio proprio sotto o grazie a un albero d’olivo.
- Le tradizioni degli alberi millenari. Quasi ogni ulivo millenario censito possiede una sua leggenda locale. Spesso si racconta di tesori nascosti tra le sue radici nodose, di patti di pace firmati sotto la sua ombra da antichi re o di apparizioni di spiriti protettori della terra.
Ripercorriamo questi punti attraverso alcune curiose ed interessanti storie.
Il Pastore trasformato in olivo selvatico
È un mito delle Metamorfosi per spiegare l’origine del sapore amaro delle olive selvatiche. Nelle campagne della Puglia, un pastore del luogo incontra le ninfe dell’epifania che danzano nei boschi. Invece di venerarle, il pastore le insulta e le deride con parole scurrili e gesti volgari. Per punirlo della sua impudenza, gli dei lo trasformano seduta stante in un albero di ulivo selvatico. Ovidio sottolinea che il sapore amaro delle sue bacche (le olive selvatiche) conserva ancora oggi memoria della lingua maleducata del pastore.
I marinai di Enea e la nascita dell’Oliva di Gaeta
Legata al mito fondativo dell’Eneide, questa leggenda narra il viaggio dei sopravvissuti alla guerra di Troia verso le coste del Lazio. Quando Enea sbarcò nel golfo che oggi ospita la città di Gaeta, i marinai trovarono alberi carichi di frutti scuri e lucenti. Provarono a consumarli freschi, ma erano troppo amari. Fu il Dio del mare Nettuno ad apparire in sogno a un marinaio, suggerendogli di immergere quelle bacche piccole e non appariscenti in anfore piene di acqua di mare. Quando i troiani riaprirono i vasi settimane dopo, nacque la celebre oliva di Gaeta, che divenne un cibo da viaggio per i navigatori e, in seguito, anche inclusa nel rancio dei legionari romani. Tutte le regioni del sud Italia hanno la loro variante di questa storia, rendendo così difficile affidare con certezza a qualcuno la “paternità” delle olive da tavola. Se infatti è vera l’associazione tra Enea e la città di Gaeta, storicamente documentata nell’Eneide di Virgilio non esiste alcuna menzione alle olive, né all’invenzione della salamoia. L’origine della leggenda dell’oliva nasce dall’unione del prestigioso passaggio di Enea e da un’altra leggenda marinara, secondo cui una nave perse un carico di olive in mare. Una volta ripescate dopo settimane di ammollo nelle acque salate, i pescatori si accorsero che l’amarezza era sparita e che erano diventate commestibili.
Il banchetto di Filemone e Bauci
La leggenda narra che Giove e Mercurio scesero sulla Terra travestiti da viandanti per mettere alla prova l’ospitalità degli uomini. Dopo essere stati rifiutati da innumerevoli case di persone ricche e potenti, trovarono accoglienza nella capanna di Filemone e Bauci, una coppia di anziani poverissimi ma immensamente altruisti. Per onorare gli ospiti, i due vecchi misero in tavola tutto ciò che avevano. Il piatto centrale del loro umile banchetto fu proprio una ciotola di olive conservate nel liquido della salamoia, descritte come simbolo di cibo sincero, pulito e sacro, che si offre a chi bussa alla porta. Commossi da questo gesto, gli Dei trasformarono la loro capanna in un maestoso tempio
L’oliva bianca
Nei dintorni di alcuni antichi monasteri della Calabria sopravvive la Leucolea, una rarissima varietà di olivo introdotta all’epoca della Magna Grecia. Le sue olive non diventano nere ma rimangono di un bianco quasi perlaceo, a causa di una caratteristica genetica che blocca lo sviluppo dei pigmenti scuri. Nel Medioevo, i monaci italo-greci ne estraevano un olio limpido che, bruciando senza produrre fumo, alimentava le lampade davanti alle sacre icone. Quell’oro trasparente divenne l’Olio del Krisma, usato per consacrare re, vescovi e imperatori d’Oriente. Il folklore contadino del Sud Italia attribuisce la nascita di questo albero a un miracolo. Si racconta che le olive fossero diventate bianche come perle per preservare la purezza dell’olio, che doveva essere privo di fumo per essere destinato esclusivamente alle lampade delle chiese, ai battesimi e all’unzione dei re. Altre leggende locali volevano che il primo albero fosse germogliato nel punto in cui una santa o la Vergine Maria avesse toccato la terra.
Le “Olivette” e il miracolo di Sant’Agata.
Anche qui le versioni sono molteplici. La trama narra che la fanciulla venne arrestata dai soldati romani, per essere condotta a Catania ed esser giudicata. Si recò a piedi da Palermo a Catania e quando si fermò a riposare per allacciare una calzatura, nel momento in cui il suo piede toccò il terreno arido, un albero di olivo selvatico apparve dal nulla. L’albero produsse istantaneamente olive mature, dolci e pronte da mangiare fresche, senza bisogno di alcun trattamento. Da questo miracolo nascono le famose Olivette di Sant’Agata, i tradizionali dolci catanesi a forma di oliva fatti con pasta di mandorle, consumati ancora oggi per ricordare il cibo che nutrì la santa.
Perché i tronchi dell’olivo sono contorti?
È una fiaba diffusa tra i coltivatori di tutto il Mediterraneo cristiano. Si narra che in origine l’olivo fosse un albero dal tronco dritto e liscio. Durante la Passione di Gesù, dei soldati andarono a cercare due lunghe e robuste travi di legno per la croce. Nel bosco il vento sparse la voce di questa ricerca e nel vederli arrivare, gli alti ulivi uno per uno furono assaliti da un dolore immenso, non volevano essere loro il legno della croce, dal dolore si attorcigliarono su sé stessi, volevano nascondersi alla vista, non volevano essere complici dell’uccisione. Si ridussero a delle forme storte, si piegarono e torsero talmente tanto che i rami si spezzarono e il tronco si piegò spaccando la corteccia. I soldati non reputarono ottimale il legno di quegli alberi e se ne andarono. Gli olivi furono felici e dalla felicità piansero. Le lacrime si tramutarono in piccole gocce, chiamate olive, buone per tante cose, per nutrire, per alleviare, per benedire.
I tre semi sulla tomba di Adamo
Questo è il mito più importante e strutturato del Medioevo cristiano. Le versioni variano nei dettagli, ma la trama della storia narra che Adamo, ormai morente, mandò il figlio Seth alle porte del Paradiso Terrestre per chiedere l’olio della Misericordia. L’angelo di guardia gli rifiuta l’olio, ma gli consegna tre semi (o tre rami) dell’Albero della Vita. Seth li posiziona sotto la lingua di Adamo al momento della sepoltura, come ordinato dall’angelo. Dalla bocca del primo uomo germogliano tre alberi che poi si uniscono in un unico tronco: un cedro, un cipresso e un olivo (a volte figura una palma, ma in tutte le versioni l’olivo è sempre presente). Nell’iconografia medievale, questo racconto unisce l’inizio dell’umanità alla sua salvezza. Da questo triplice albero sacro, secoli dopo, verrà ricavato il legno per fabbricare la Croce di Cristo.
Situato presso la chiesa di Santu Baltolu di Carana, ha un’età stimata di 4.000 anni ed è considerato uno degli alberi più vecchi del continente Europeo. Una leggenda dell’Ottocento narra di un pastore che trovo un forziere all’interno dell’enorme tronco cavo dell’olivastro millenario. La leggenda fu alimentata dal fatto che, poco tempo dopo, quel pastore acquistò misteriosamente terreni e numeroso bestiame. Inoltre, le antiche credenze locali consideravano l’albero un rifugio notturno per spiriti, demoni e streghe.
L’Olivo della Strega
Nel giardino della Chiesa della Santissima Annunziata a Magliano in Toscana (Grosseto), sorge un olivo monumentale di oltre 3.000 anni con un fusto contorto di oltre 8 metri di circonferenza, conosciuto come l’Olivo della Strega. La tradizione medievale maremmana attribuisce la forma incredibilmente tormentata e annodata del tronco ai sabba delle streghe. Si raccontava che ogni venerdì notte le streghe della Maremma si riunissero intorno all’enorme tronco per danzare e intonare formule magiche in onore del demonio, e l’intensità della loro magia e della danza rituale avrebbe costretto la pianta a torcersi. Il nome “Olivo della Strega” è dovuto anche ad alcune figure o raffigurazioni che si potevano intuire (un probabile fenomeno di pareidolia), sul tronco o sui rami rugosi e contorti dell’albero.
Dal duello mitologico sull’Acropoli di Atene fino alle storie folkloristiche locali, l’olivo ed i suoi frutti rappresentano il tentativo delle genti del Mediterraneo di dialogare con il divino. Gli oliveti non sono solo un bellissimo elemento paesaggistico, ma un monumento vivente alla sacralità del Divino, qualunque esso sia. Anche se l’origine di molti di questi miti e leggende è difficile da tracciare e verificare, non risulta affatto strano che un simile albero con un tale e straordinario frutto abbia colpito così profondamente l’immaginario collettivo delle popolazioni del Mediterraneo.
Bibliografia
Enciclopedia Mondiale dell’Olivo, Consiglio Oleicolo Internazionale. Ed. Serveis Editorial Estudis Balmes, 1996
L’Ulivo e l’Olio, collana Coltura e Cultura. A cura di Renzo Angelini per Bayer Cropscience s.r.l. – Ed. ART Servizi Editoriali s.p.a, maggio 2009
Olio, tre millenni di olive in Italia. A cura di Antonio Ricci – Ed. Bolis Edizioni 2008
La Biblioteca di Apollodoro (III, 14, 1), Erodoto (Storie, VIII), Pindaro (Olimpica III), Pausania (Libro II), Ovidio (Le Metamorfosi Libro XIII, XIV)
L’Apocalisse di Mosè (testo apocrifo dell’Antico Testamento noto anche come Vita di Adamo ed Eva)
Agata la Martire, di Maria Stelladoro
- Ristori – G. Stanghini, L’olivo tra mitologia e storia, Pistoia 2013.
Wikipedia
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